Una storia iniziata lontano da qui. E arrivata a Kigali dopo aver attraversato tutto.
È una storia fatta di persone, incontri, scelte e difficoltà.
Una storia iniziata in Italia, cresciuta nella Repubblica
Democratica del Congo e arrivata oggi a Kigali, in Rwanda.
È la storia di Marco e Arielle, di una famiglia nata nel mezzo
di un’esperienza missionaria, di un progetto costruito da zero
e di una guerra che ha costretto a ricominciare.
Ma soprattutto è la storia di una convinzione che non è mai cambiata:
davanti a una difficoltà non basta limitarsi a osservare.
Bisogna cercare una possibilità concreta per fare qualcosa.
Marco nasce a Novoledo di Villaverla, un piccolo paese della provincia di Vicenza.
Cresce in un ambiente semplice, fatto di comunità, parrocchia, musica, giovani e volontariato. Dopo il diploma come tecnico della ristorazione inizia a lavorare come panettiere, un mestiere che ama.
Ma dentro di sé cresce la sensazione che la propria vita possa essere spesa anche in un modo diverso. Non per abbandonare ciò che ama, ma per mettere ciò che sa fare a disposizione di qualcosa di più grande.
Dopo mesi di discernimento, il 22 agosto 2018 parte per Goma, nella Repubblica Democratica del Congo. È il suo primo volo. È il primo grande salto nel vuoto.
A Goma Marco inizia la sua esperienza come missionario laico fidei donum, occupandosi della trasformazione delle materie prime in prodotti alimentari e insegnando ai giovani l’arte del pane e della pasticceria.
Ma la vita quotidiana lo porta presto a incontrare qualcosa di molto più grande: bambini di strada, famiglie in emergenza, persone malate, giovani detenuti, orfani e vittime di violenza.
Inizia a panificare ogni giorno circa 200 pezzi di pane e a distribuirli ai bambini più vulnerabili della città.
Non è raro che una parte di quel pane arrivi anche ad Arielle, che lo distribuisce alle persone più povere del suo quartiere.
Dare un pezzo di pane era importante. Ma non bastava.
Arielle è nata il 22 luglio 1999 nella Repubblica Democratica del Congo. Cresce in un contesto familiare segnato da grandi difficoltà, ma sviluppa fin da giovane una forte determinazione e il desiderio di essere utile agli altri.
Dopo un periodo di studio a Nairobi torna a Goma e conclude il proprio percorso universitario, laureandosi in sanità pubblica.
Nel frattempo il rapporto con Marco cresce. Quello che inizialmente è fatto di incontri, condivisione e piccoli gesti quotidiani diventa progressivamente un progetto di vita comune.
La consapevolezza che distribuire aiuti per strada non fosse sufficiente porta alla nascita di un’idea: creare un luogo sicuro dove i bambini più vulnerabili possano essere accolti, protetti, ascoltati ed educati.
Nel 2019 Marco fonda, insieme a un gruppo di sostenitori italiani, CASA GOMA Association.
Il Centro CASA apre ufficialmente il 13 luglio 2020. È un luogo con spazi per l’accoglienza, la scuola, la cucina, il gioco, il refettorio, le docce e il laboratorio.
Ma soprattutto è un luogo in cui bambini e bambine possono trovare qualcosa che spesso è mancato loro: sicurezza, cura, ascolto e possibilità.
Arielle entra progressivamente nel progetto e, terminati i suoi studi in sanità pubblica, ne diventa parte integrante, assumendo responsabilità sempre maggiori nella gestione e nel lavoro quotidiano.
Nel frattempo Marco e Arielle crescono insieme, condividendo il lavoro, il progetto, le difficoltà e i sogni.
Il 5 maggio 2022 si sposano civilmente a Goma. Il 22 ottobre celebrano poi il matrimonio religioso in Italia, a Novoledo, il paese in cui Marco è nato.
La loro storia personale e quella del progetto diventano sempre più inseparabili.
Nel gennaio 2025 la guerra torna a travolgere Goma. La situazione precipita e costringe Marco e Arielle a prendere una decisione che fino a quel momento sembrava impensabile.
Il 26 gennaio, con Arielle incinta di otto mesi, i due si rifugiano a Gisenyi, pensando che gli scontri possano durare poche ore, forse un paio di giorni.
Il giorno successivo vivono una delle esperienze più drammatiche della loro vita.
Per circa sei ore bombe e colpi cadono attorno alla casa nella quale si trovano.
A un certo punto decidono che restare non è più possibile. Prendono quello che riescono a caricare in macchina e fuggono da Gisenyi verso Kigali.
Arrivati a Kigali capiscono che tornare a Goma significherebbe mettere nuovamente a rischio la propria famiglia, i bambini e i collaboratori.
La scelta è dolorosa, ma inevitabile: bisogna ricominciare.
La famiglia si trova a Kigali. Goma è diventata irraggiungibile e il futuro è improvvisamente incerto.
Gaetano nasce il 17 febbraio 2025, pochi giorni dopo quella fuga.
In quei mesi Marco e Arielle devono affrontare una realtà completamente nuova: non possono tornare a Goma, ma non hanno ancora una certezza su quale sarà il futuro della loro missione.
Per qualche tempo sperano che la situazione possa stabilizzarsi. Ma Goma rimane insicura. Le attività sono ferme, le condizioni di vita sono precarie e tornare significherebbe mettere a rischio nuovamente bambini e collaboratori.
Nel frattempo Gaetano non può ancora viaggiare: non ha il passaporto. La famiglia deve quindi rimanere in Rwanda mentre cerca di capire quale strada percorrere.
Quando finalmente arriva il passaporto, nell’estate del 2025, tornano in Italia. Raccontano ciò che è successo, incontrano le persone che negli anni avevano sostenuto il progetto e iniziano a parlare di una possibilità nuova.
L’idea è quella di trasferire la missione in Rwanda, ricominciando da Kigali.
Dopo un anno vissuto a Kigali, tra difficoltà, incontri, progettazione e nuove responsabilità, quella che sembrava soltanto un’idea diventa finalmente una realtà.
La Levure Foundation nasce in Rwanda portando con sé tutto ciò che è stato vissuto prima.
Non siamo partiti da un progetto scritto su una scrivania. Siamo partiti dalle persone incontrate, dai bisogni visti, dalle esperienze maturate e dalle cose che abbiamo imparato lungo il percorso.
È anche per questo che oggi scegliamo di intervenire in modo concreto, mirato e costruito sui bisogni reali.
Siamo una famiglia che vive a Kigali e che ha scelto di continuare qui una storia iniziata anni fa.
La nostra storia personale è ormai profondamente legata a quella del progetto.
Non abbiamo tutte le risposte e non pensiamo di poter risolvere ogni problema. Sappiamo però cosa abbiamo visto, cosa abbiamo imparato e che tipo di lavoro vogliamo continuare a costruire.
Oggi La Levure lavora accanto a persone e famiglie che vivono situazioni di difficoltà, attraverso interventi concreti nei campi dell’educazione, della salute, della nutrizione, della protezione e del benessere.
Non vogliamo sostituirci alle persone. Vogliamo creare possibilità.
Perché abbiamo imparato che aiutare non significa semplicemente dare qualcosa. Significa prima di tutto ascoltare, comprendere e cercare la risposta più utile.
È questo il motivo per cui La Levure esiste.
È iniziata a Novoledo.
È passata da Goma.
È arrivata a Kigali.
E oggi continua attraverso La Levure Foundation,
insieme alle persone che incontriamo ogni giorno.